{"id":1528,"date":"2020-07-30T13:52:51","date_gmt":"2020-07-30T11:52:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ipscloudsystem.com\/?p=1528"},"modified":"2020-07-31T08:39:52","modified_gmt":"2020-07-31T06:39:52","slug":"cosa-sono-i-kpi-aziendali-e-come-utilizzarli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ipscloudsystem.com\/it\/cosa-sono-i-kpi-aziendali-e-come-utilizzarli\/","title":{"rendered":"Cosa sono i KPI aziendali e come utilizzarli"},"content":{"rendered":"\r\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Un\u2019azienda per funzionare ha bisogno di creare utile. Per fare questo, sono due i macro fattori su cui possiamo intervenire: l\u2019<\/span><b>aumento degli introiti<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> e la <\/span><b>riduzione dei costi<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. In entrambi i casi devo conoscere i dettagli della situazione attuale, fare un confronto con gli obiettivi che mi sono posto e definire quali sono le azioni che mi porteranno a raggiungerli. I KPI in tutto questo giocano un ruolo fondamentale, vediamo cosa sono e come sfruttarli al meglio per migliorare i risultati aziendali.<\/span><\/p>\r\n<h3><b>Misurare per migliorare<\/b><\/h3>\r\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">KPI \u00e8 l\u2019acronimo di <\/span><em><span style=\"font-weight: 400;\">Key Performance Indicators<\/span><\/em><span style=\"font-weight: 400;\">, cio\u00e8 gli indicatori chiave delle prestazioni. Si tratta di numeri che misuro, non di giudizi pi\u00f9 o meno soggettivi. Voglio citare una frase di Lord Kelvin (scienziato e ingegnere del diciannovesimo secolo) \u201cSe non si pu\u00f2 misurare qualcosa, non si pu\u00f2 migliorarla\u201d. Certamente questa affermazione \u00e8 molto forte, ma racchiude una verit\u00e0. Il primo passo per migliorare \u00e8 avere dei valori oggettivi che mi dicono lo stato di un processo, altrimenti il rischio \u00e8 di avere la sensazione che le cose stiano in un certo modo, quando in realt\u00e0 non \u00e8 cos\u00ec. E soprattutto i numeri mi permettono di sapere per certo se sto migliorando e di quanto. Ci\u00f2 non significa che questi indicatori sono la soluzione di tutti i problemi o la bacchetta magica che trasforma tutto in oro. Le intuizioni e le idee delle persone restano la chiave per il miglioramento, ma con delle misure mirate e ben fatte, si ha a disposizione uno strumento molto potente per stimolare le idee e misurare la bont\u00e0 dei cambiamenti che si implementano.<\/span><\/p>\r\n<h3><b>Un metodo per essere pi\u00f9 efficienti<\/b><\/h3>\r\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Un KPI pu\u00f2 essere quindi qualunque <\/span><b>parametro misurabile<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">, che mi da <\/span><b>informazioni utili<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> sull\u2019andamento di un settore aziendale. Nella maggior parte dei casi non \u00e8 una cosa a se stante, ma \u00e8 parte di un <\/span><b>metodo<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. Di seguito ne schematizziamo i punti fondamentali, che andremo poi ad analizzare uno per uno.<\/span><\/p>\r\n<ol>\r\n<li style=\"font-weight: 400;\"><span style=\"font-weight: 400;\">Definire l\u2019area da monitorare e migliorare (es. economica, di marketing, produttiva, logistica, di qualit\u00e0, degli acquisti, ecc.).<\/span><\/li>\r\n<li style=\"font-weight: 400;\"><span style=\"font-weight: 400;\">Scegliere quali sono gli obiettivi e quali indicatori li descrivono meglio.<\/span><\/li>\r\n<li style=\"font-weight: 400;\"><span style=\"font-weight: 400;\">Misurare lo stato dell\u2019arte e quantificare gli obiettivi.<\/span><\/li>\r\n<li style=\"font-weight: 400;\"><span style=\"font-weight: 400;\">Definire una periodicit\u00e0 di confronto degli indicatori con gli obiettivi.<\/span><\/li>\r\n<li style=\"font-weight: 400;\"><span style=\"font-weight: 400;\">Tenere e implementare una lista di azioni pratiche per colmare il divario tra i valori misurati e quelli desiderati.<\/span><\/li>\r\n<\/ol>\r\n<h5><b>1. Definire l\u2019area da monitorare e migliorare<\/b><\/h5>\r\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Sicuramente il primo passo \u00e8 quello di decidere dove voglio intervenire. Se si parte da zero \u00e8 meglio iniziare con una sola area aziendale e concentrarsi su quella finch\u00e9 non si padroneggia il metodo e si iniziano a vedere i primi risultati. Far partire troppe cose insieme crea confusione e normalmente non si riescono a seguire tutte in modo efficace. Se c\u2019\u00e8 un\u2019area chiaramente pi\u00f9 in difficolt\u00e0 di altre, si pu\u00f2 iniziare da quella. Altrimenti \u00e8 consigliabile scegliere prima un\u2019area dove si hanno pi\u00f9 competenze, o comunque persone che la gestiscono che hanno pi\u00f9 attitudine al cambiamento. Questo permetter\u00e0 di vedere prima i risultati e stimolare il cambiamento nelle altre aree. Se riesco a mettermi in tasca in fretta un esempio positivo, sar\u00e0 pi\u00f9 facile convincere chi \u00e8 pi\u00f9 riluttante a intraprendere questa strada.<\/span><\/p>\r\n<h5><b>2. Scegliere quali sono gli obiettivi e quali indicatori li descrivono meglio<\/b><\/h5>\r\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La direzione in cui spesso ci muoviamo \u00e8 quella di fare del nostro meglio per migliorare qualcosa il pi\u00f9 possibile. Anche se sembra un approccio molto positivo, nasconde un problema: la mancanza di un obiettivo chiaro. In sua assenza \u00e8 facile perdersi e andare in direzioni diverse senza raggiungere la meta. Inoltre si pu\u00f2 avere la sensazione di aver fatto molto, ma i risultati concreti possono essere piccoli o addirittura assenti. Per questo \u00e8 importante definire a priori dove si vuole arrivare e definirlo in modo oggettivo, con dei numeri, cos\u00ec siamo certi che sar\u00e0 chiaro per chiunque. Inoltre un obiettivo non deve essere troppo complesso, a meno che non sia veramente necessario.<\/span><\/p>\r\n<h6><b>Esempi pratici di obiettivi e relativi indicatori<\/b><\/h6>\r\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Proviamo a fare degli esempi pratici di possibili obiettivi. Nell\u2019ambito della produzione, potrei prefissarmi di essere pi\u00f9 efficiente, quindi ridurre i costi. Ma come dicevamo prima, devo trovare degli indicatori misurabili, oltre che facili da ottenere. Uno pu\u00f2 essere il rapporto tra le ore vendute (usate per costificare il prodotto) e quelle realmente impiegate. Oppure il rapporto tra le ore effettivamente produttive e quelle di presenza degli operatori. Nel primo caso vedo se sto impiegando pi\u00f9 tempo di quello preventivato e posso intervenire guardando nel dettaglio il processo produttivo. Pu\u00f2 darsi che scopro di aver sbagliato a preventivare, ma non \u00e8 detto che riesca a vendere il mio prodotto ad un prezzo pi\u00f9 alto, quindi devo capire dove intervenire per ridurre i tempi. Oppure vedo che il preventivo era corretto, ma c\u2019e un problema nel processo che lo rallenta e a quel punto agisco per rimuoverlo. Nel caso invece del rapporto <\/span><span style=\"color: #800000;\"><i><span style=\"font-weight: 400;\">ore produttive \/ ore presenza<\/span><\/i><\/span><span style=\"font-weight: 400;\">, potrei notare che il lavoro non \u00e8 organizzato bene e gli operatori passano molto tempo in giro a cercare quello di cui hanno bisogno, togliendo tempo alla produzione vera e propria.<\/span><\/p>\r\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Passiamo ad un\u2019altro esempio in un ambito diverso, le vendite. In quest&#8217;area potrei adottare tre macro obiettivi: l\u2019ordinato annuale, magari suddiviso per aree geografiche; il margine minimo sulle commesse e il numero di nuovi clienti nell\u2019anno. In questo caso, oltre ad avere degli indicatori che misurano questi tre valori, posso decidere di aggiungerne altri per meglio identificare i possibili problemi. Un esempio potrebbe essere il rapporto tra il numero di ordini e quello delle offerte, suddiviso per aree geografiche. Questo mi aiuterebbe a capire se in alcuni paesi sono interessati ai miei prodotti, ma forse non sono abbastanza competitivo sui prezzi. Potrei fare interventi mirati, piuttosto che decidere di lasciar perdere un paese per mettere pi\u00f9 focus su un altro.<\/span><\/p>\r\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Ogni azienda e ogni settore aziendale ha le sue peculiarit\u00e0. Sarebbe poco efficace provare a definire degli obiettivi standard che possano andare bene per tutti. A meno di quelli pi\u00f9 generali, come ad esempio l\u2019efficienza in produzione, la percentuale di scarti, il valore dell\u2019ordinato, il valore del magazzino per arrivare a quelli economico-finanziari. Ma per essere davvero efficaci bisogna andare mirati, la cosa migliore \u00e8 cercare di guardare alla propria azienda in modo distaccato, provando a porsi pi\u00f9 domande possibili sulle eventuali aree di miglioramento e mettendo sempre in discussione le abitudini. Una delle cose migliori da fare \u00e8 quella di confrontarsi con qualcuno di esterno. Non perch\u00e9 sia pi\u00f9 capace di noi, ma semplicemente perch\u00e9 noi non vediamo pi\u00f9 molte cose che sono diventate assodate e normali. Una persona che le vede per la prima volta, le nota e ci aiuta a vederle, oltre a portare un punto di vista diverso che quasi sempre racchiude spunti positivi.<\/span><\/p>\r\n<h6><b>La combinazione degli indicatori<\/b><\/h6>\r\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Ci sono due motivi per combinare insieme degli indicatori, il primo \u00e8 per aggregare dei micro obiettivi e farli diventare un unico obiettivo a pi\u00f9 alto livello. In questo modo possiamo adattare il monitoraggio a tutti i livelli aziendali (questo tema verr\u00e0 approfondito in seguito). Il secondo motivo \u00e8 quello di rendere gli indicatori affidabili. Prendiamo l\u2019esempio della produzione. Se l\u2019operatore non dovesse registrare le ore produttive correttamente, magari vedremmo un indicatore <\/span><span style=\"color: #800000;\"><i><span style=\"font-weight: 400;\">ore preventivate \/ ore impiegate<\/span><\/i><\/span><span style=\"font-weight: 400;\"> abbastanza alto. Ma il motivo potrebbe essere che le ore registrate sono meno di quelle realmente impiegate. Allo stesso modo potrei vedere l\u2019indicatore <\/span><span style=\"color: #800000;\"><i><span style=\"font-weight: 400;\">ore produttive \/ ore presenza<\/span><\/i><\/span><span style=\"font-weight: 400;\"> alto, ma anche qui perch\u00e9 le ore produttive non sono state registrate correttamente, in questo caso in eccesso. Se per\u00f2 creo un terzo indicatore che \u00e8 il prodotto dei due precedenti, il risultato mi dir\u00e0 sempre se c\u2019\u00e8 realmente un problema, anche se viene \u201cnascosto\u201d da uno dei due indicatori. Come abbiamo visto, nel primo caso l\u2019errore sono le ore produttive inferiori a quelle reali, nel secondo invece sono le ore produttive maggiori di quelle effettive. Questo significa che se uno dei due indicatori erroneamente (o purtroppo a volte volontariamente) diventa migliore, l\u2019atro peggiorer\u00e0, pertanto nel terzo (la combinazione dei due) l\u2019errore si annulla e vedo un valore affidabile. Tenete conto che questo metodo funziona se ho solo un parametro potenzialmente inaffidabile.<\/span><\/p>\r\n<h6><b>Rendere le misure automatiche<\/b><\/h6>\r\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Nei casi in cui i parametri potenzialmente errati possono essere pi\u00f9 di uno o nei casi dove non posso applicare la combinazione degli indicatori per annullare l\u2019errore, una soluzione \u00e8 passare dalle rilevazioni manuali a quelle automatiche. Oggi la tecnologia permette di effettuare misurazioni automatiche e gestire i dati con costi molto contenuti. Questi sistemi si possono applicare potenzialmente a tutte le macchine e linee, anche quelle pi\u00f9 obsolete, dotandole dei sensori mancanti. In questo modo, non solo si hanno sempre dei valori affidabili senza gli errori o le dimenticanze di un sistema manuale, ma si elimina il costo delle ore impiegate dagli addetti per rilevare i dati, inserirli in un computer, creare i report, ecc. Inoltre permettono la rilevazione e l\u2019elaborazione di un numero di dati che non sarebbe possibile trattare manualmente. Quest\u2019ultima caratteristica sta provocando una vera e propria rivoluzione nel modo di gestire le aziende e, come hanno fatto i computer negli anni 80, ci sta portando in una nuova era.<\/span><\/p>\r\n<h6><b>L\u2019utilizzo delle medie mobili<\/b><\/h6>\r\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">A volte i valori puntuali che rileviamo sono troppo variabili o mancano di informazioni per essere significativi quando sono letti singolarmente. Ad esempio, se ogni fine giornata rileviamo la produttivit\u00e0 di una macchina che lavora 8h al giorno, possiamo avere dei giorni in cui \u00e8 bassa perch\u00e9 magari non ha concluso un pezzo entro la giornata. Se il pezzo aveva un tempo di ciclo lungo, diciamo di 3h, la macchina in 8h di turno ne ha conclusi 2. Pertanto le ore produttive registrate alla fine del turno saranno: 2pz x 3h = 6h, rapportate alle 8h danno una produttivit\u00e0 del 75%, ma nelle ultime 2h in realt\u00e0 ha lavorato. Ci sono due modi per ovviare a questo problema: non misurare la produttivit\u00e0 in base al numero di pezzi prodotti, ma al numero di ore produttive effettive della macchina (anche qui i sistemi di rilevamento automatico ci vengono in aiuto), oppure calcolare la media mobile di un periodo ragionevole, che in questo caso potrebbe essere una settimana. La media va a filtrare le singole anomalie, dandoci un valore attendibile.<\/span><\/p>\r\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La media mobile non \u00e8 altro che una media che ricalcolo ad ogni nuovo valore entrante sul periodo che ho scelto. Tornando all\u2019esempio sopra, ogni fine turno, oltre a registrare il valore del giorno, calcolo la media degli ultimi 5 valori (ipotizzando di lavorare 5 giorni a settimana) e registro anche questo dato. Questa operazione la faccio ogni giorno, quindi avr\u00f2 due serie di numeri: una dei valori giornalieri e l\u2019altra delle medie degli ultimi 5 giorni. Se la immaginiamo su un grafico, possiamo vedere la media mobile come una curva smussata rispetto a quella a \u201cdenti di sega\u201d dei valori puntuali.<\/span><\/p>\r\n<h5><b>3. Misurare lo stato dell\u2019arte e quantificare gli obiettivi<\/b><\/h5>\r\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Per poter quantificare gli obiettivi futuri dobbiamo prima sapere qual\u2019\u00e8 la situazione attuale. Una caratteristica fondamentale di un obiettivo \u00e8 il fatto che sia <\/span><b>raggiungibile<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. Altrimenti non ci darebbe un gran valore aggiunto, saremmo solo frustrati per il fatto che non riusciamo ad arrivarci e ad un certo punto lasceremmo perdere. Un obiettivo futuro dev\u2019essere un aumento percentuale ragionevole rispetto ai valori di oggi. Ad esempio se oggi ho un\u2019efficienza <\/span><span style=\"color: #800000;\"><i><span style=\"font-weight: 400;\">ore produttive \/ ore presenza<\/span><\/i><\/span><span style=\"font-weight: 400;\"> del 78%, non ha senso darsi l\u2019obiettivo di arrivare al 100% in sei mesi. Primo perch\u00e9 non sar\u00e0 mai 100%, devo contare le pause delle persone; secondo perch\u00e9 le cose non si cambiano dalla sera alla mattina, ma sono processi che richiedono tempo e perseveranza. Sarebbe molto pi\u00f9 ragionevole darsi come obiettivo un aumento di questo indicatore del 5%, che in sei mesi potrebbe essere gi\u00e0 sfidante. Meglio un piccolo aumento costante nel tempo, che cercare di scalare l\u2019Everest e lasciar perdere perch\u00e9 \u00e8 troppo faticoso.<\/span><\/p>\r\n<h5><b>4. Definire una periodicit\u00e0 di confronto degli indicatori con gli obiettivi.<\/b><\/h5>\r\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">I KPI sono degli strumenti molto utili per identificare i problemi e aiutarci a migliorare. Ma dobbiamo evitare di cadere nella trappola di farli diventare dei numeri che raccolgo quando ho tempo e dopo che li ho raccolti li butto in un cassetto per guardarli un giorno che non arriver\u00e0 mai. Il metodo migliore \u00e8 programmare delle revisioni periodiche, coinvolgendo le persone che hanno una responsabilit\u00e0 per quegli obiettivi. Se si vogliono raggiungere i risultati, le due cose prioritarie e strettamente necessarie sono la <\/span><b>determinazione <\/b><span style=\"font-weight: 400;\">e la <\/span><b>perseveranza<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. A volte si vedono situazioni dove il metodo non \u00e8 proprio dei migliori, le competenze potrebbero essere pi\u00f9 profonde e le idee magari non sono il top, ciononostante il risultato \u00e8 arrivato. Normalmente in quei casi, determinazione e perseveranza sono state cos\u00ec forti che sono riuscite a compensare quelle lacune. Non fraintendetemi, non sono convinto che queste due caratteristiche da sole siano sufficienti (le competenze, il metodo e le buone idee sono importantissimi), ma voglio dire che sono un ingrediente che non pu\u00f2 mancare per arrivare al risultato e per arrivarci in tempi ragionevoli.<\/span><\/p>\r\n<h5><b>5. Tenere e implementare una lista di azioni pratiche per colmare il divario tra i valori misurati e quelli desiderati.<\/b><\/h5>\r\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Durante queste revisioni periodiche dobbiamo verificare dove ci sono divari tra indicatori e obiettivi. Ogni volta che individuiamo un indicatore che non sta andando come vorremmo, dobbiamo cercare di elencare le possibili cause. Torniamo all\u2019esempio fatto in precedenza, le <\/span><span style=\"color: #800000;\"><i><span style=\"font-weight: 400;\">ore produttive \/ ore presenza<\/span><\/i><\/span><span style=\"font-weight: 400;\">. Se questo indicatore \u00e8 pi\u00f9 basso di quello che ci siamo prefissati, alcune tra le possibili cause possono essere la mancanza delle materie prime alle macchine, il malfunzionamento delle macchine che provocano troppi fermi, gli operatori che fanno attivit\u00e0 non necessarie, ecc. Per elencare le cause non c\u2019\u00e8 niente di meglio che osservare con attenzione le postazioni di lavoro per un po\u2019 di tempo, finch\u00e9 non si sono individuati almeno i problemi principali. Poi con sistemi di rilevamento automatici possiamo avere un controllo costante e preciso, ma nelle prime fasi \u00e8 sempre meglio una presenza diretta.<\/span><\/p>\r\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il secondo passo \u00e8 quello di definire delle azioni che mi portino a migliorare. Queste azioni devono essere di <\/span><b>breve termine<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. Se ci viene in mente qualcosa a medio o lungo termine, dividiamolo in azioni brevi, che possiamo fare e verificare entro la prossima revisione. Devono essere <\/span><b>pratiche<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. Stiamo sempre coi piedi per terra, facciamo cose concrete e che sappiamo fare. Devono portare un <\/span><b>vantaggio sostanzioso<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. Almeno all\u2019inizio, concentriamoci su azioni che portano un risultato sensibile, i dettagli lasciamoli per una seconda fase. Dobbiamo sempre <\/span><b>definire un responsabile <\/b><span style=\"font-weight: 400;\">per ogni azione ed <\/span><b>entro quando dev\u2019essere portata a termine<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. Nella maggior parte dei casi, definire due o pi\u00f9 responsabili equivale a non definirne nessuno e c\u2019\u00e8 un alto rischio che l\u2019azione non venga conclusa nei tempi previsti. Come ultima cosa, non dimentichiamoci mai di <\/span><b>scrivere <\/b><span style=\"font-weight: 400;\">tutto quello che decidiamo di fare, con le caratteristiche che abbiamo appena elencato, e di <\/span><b>condividerlo <\/b><span style=\"font-weight: 400;\">con tutte le persone coinvolte. Questo eviter\u00e0 fraintendimenti e dimenticanze.<\/span><\/p>\r\n<h3><b>Come aggregare i KPI per ottenere diversi livelli di dettaglio<\/b><\/h3>\r\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Secondo la dimensione e la struttura aziendale, serve ottenere una sorta di albero dei KPI. I responsabili di aree specifiche useranno degli indicatori specifici, ma salendo nella struttura dell\u2019azienda, servono indicatori pi\u00f9 aggregati. Devono dare una visione di insieme dell\u2019area al livello superiore, questo a scalare fino ad arrivare al direttore generale. Supponendo che tutti gli indicatori siano dei rapporti (quindi delle percentuali adimensionali), possiamo aggregarli calcolandone la media. E\u2019 sempre meglio definire anche un peso per ogni indicatore, perch\u00e9 non tutti hanno lo stesso impatto. Ad esempio se <\/span><span style=\"color: #800000;\"><i><span style=\"font-weight: 400;\">ore produttive \/ ore presenza<\/span><\/i><\/span><span style=\"font-weight: 400;\"> = 78%, <\/span><span style=\"color: #800000;\"><i><span style=\"font-weight: 400;\">ore produzione preventivate \/ ore produzione impiegate<\/span><\/i><\/span><span style=\"font-weight: 400;\"> = 89% e <\/span><span style=\"color: #800000;\"><i><span style=\"font-weight: 400;\">ore imballaggio preventivate \/ ore imballaggio impiegate <\/span><\/i><\/span><span style=\"font-weight: 400;\">= 86% e valuto che l\u2019impatto dell\u2019imballaggio \u00e8 piccolo confrontato alla produzione, posso decidere di dargli un peso inferiore. In questo modo nell\u2019aggregato do pi\u00f9 importanza agli altri due indicatori. Il calcolo potrebbe essere: (0,78 x 1 + 0,89 x 1 + 0,86 x 0,3) \/ (1 + 1 + 0,3) = <strong>0,84<\/strong>. In questo caso abbiamo deciso che l\u2019imballaggio pesa il 30% e gli altri il 100%.\u00a0<\/span><\/p>\r\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Un\u2019altro metodo che si pu\u00f2 utilizzare \u00e8 quello di moltiplicare direttamente i rapporti tra loro (come abbiamo fatto sopra, anche se lo scopo era diverso). In questo modo gli effetti negativi non si mediano, ma si sommano e l\u2019indicatore aggregato diventa pi\u00f9 sensibile alle inefficienze. Anche in questo caso potrebbe avere senso utilizzare dei pesi diversi per i diversi indicatori, ma essendo un prodotto e non una media, dobbiamo agire diversamente. Supponiamo che, come prima, voglio dare un peso di 0,3 al terzo indicatore. Per prima cosa dobbiamo trovare il <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">coefficiente <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201cC\u201d di questo peso, da moltiplicare per il terzo rapporto \u201cR\u201d (<\/span><span style=\"color: #800000;\"><i><span style=\"font-weight: 400;\">ore imballaggio preventivate \/ ore imballaggio impiegate<\/span><\/i><\/span><span style=\"font-weight: 400;\">). Non sar\u00e0 semplicemente uguale a 0,3 come nella media pesata, ma per ottenerlo dobbiamo applicare la seguente formula: <span style=\"color: #800000;\">C = P x (R &#8211; 1) \/ R + 1 \/ R<\/span>, dove \u201cP\u201d \u00e8 il peso che voglio dare a quel KPI. Perci\u00f2 nel nostro caso specifico diventer\u00e0: C = 0,3 x (0,86 &#8211; 1) \/ 0,86 + 1 \/ 0,86 = 1,114 e questo \u00e8 il coefficiente da moltiplicare per il terzo indicatore nella formula di aggregazione: 0,78 * 0,89 * 0,86 * 1,114 = <strong>0,67<\/strong>. Il risultato \u00e8 un KPI aggregato che vale il 67%. Come vedete \u00e8 sensibilmente pi\u00f9 basso rispetto allo stesso calcolato con la media pesata, che era l\u201984%. Si pu\u00f2 scegliere il metodo che si preferisce, l\u2019importante \u00e8 che si usi lo stesso metodo anche per aggregare i relativi obiettivi, altrimenti ci troveremmo a paragonare mele con pere.<\/span><\/p>\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n\r\n\r\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un\u2019azienda per funzionare ha bisogno di creare utile. Per fare questo, sono due i macro fattori su cui possiamo intervenire: l\u2019aumento degli introiti e la riduzione dei costi. 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